Giulio Tremonti: ‘Monti usò i soldi degli italiani per salvare le banche tedesche’

(Il Secolo d’Italia) Giulio Tremonti torna a parlare e, come d’incanto, l’orologio della politica finisce per riposizionarsi su quel fatidico 2011 che certamente sarà ricordato come l’anno in cui l’economia italiana si ritrovò improvvisamente al centro di un attacco speculativo, il cui esito politico si può riassumere nella fine dell’ultimo governo scelto dagli elettori, quello guidato da Silvio Berlusconi, e l’avvento di quello tecnico affidato a Mario Monti, nominato qualche settimana prima senatore a vita. Tremonti non è tipo da sterili nostalgie. Tutt’altro: i tormenti del 2011 li rievoca mentre parla del futuro dell’Europa e degli errori commessi nella sua costruzione e delle nefandezze compiute durante il percorso, a cominciare dal trattamento riservato alla Grecia da Francia e Germania prima ancora che dalla Ue.

«Non ci sarebbe stato tutto quel terremoto verso la Grecia – ricorda l’ex-ministro in un’intervista a ItaliaOggi – se il debito non fosse stato nella pancia di banche tedesche e francesi». Qui Tremonti colloca il passaggio dei poteri da Berlusconi a Monti usando parole di fuoco: «Lo stesso golpe avvenne contro l’Italia, nel 2011, quando per mano tedesca e francese e con l’appoggio della “quinta colonna” italiana, invece di permetterci di votare, hanno fatto venire il governo Monti, che ci ha portato via i soldi e li ha dati alla Germania e alla Francia per salvare le loro banche. Quello fu un episodio di assoluto squallore» Parole che dovrebbero far discutere, ma che certamente saranno in gran parte ignorate per evitare di dover fare i conti con quella che resta una delle pagine più buie e misteriose della recente storia d’Italia.

Ricordarle non serve a nessuno. Anzi, imbarazza tutti. Persino gli attuali partiti al governo, che sarebbero costretti a riconoscere che da allora l’Italia vive in una sorta di democrazia sospesa che neanche l’attuale maggioranza giallo-verde è riuscita ad archiviare del tutto dal momento che a Palazzo Chigi siede un premier, Giuseppe Conte, privo di qualsiasi legittimazione popolare. Quanto al futuro dell’Europa, pur evidenziandone i limiti Tremonti invita all’ottimismo. «L’America – spiega – ci ha messo due secoli per costruirsi come continente, noi abbiamo appena 70 anni. Dobbiamo procedere, anche se i trattati europei non parlano mai di crisi e fanno male perché dovevano prevedere situazioni di criticità. Invece riceviamo dieci chilometri di regole europee ogni anno come se niente fosse. Ma così – conclude – si arriva allo scollamento tra i vertici europei e la gente».

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