Salario minimo: tutti contro Di Maio

In Italia sta nascendo uno strano movimento trasversale, che mette d’accordo Guelfi e Ghibellini, Montecchi e Capuleti: sono coloro contro il salario minimo orario a norma di legge. Dalle opposizioni, ai Sindacati, a Confindustria, dalle associazioni di categoria, finanche all’Ocse che proprio oggi ha sparato a zero contro il provvedimento, tutti ma proprio tutti, sono allineati e compatti nel boicottare il disegno di legge di Luigi Di Maio che prevede una paga oraria minima lorda di 9 euro sotto la quale nessun contratto di lavoro potrà scendere (tale norma, con diverse soglie, vige già in 22 Paesi europei, noi con 9 euro lordi ci collocheremmo 4° insieme al Belgio). Ed oggi, ciliegina sulla torta, anche il diversamente “alleato” di Governo Salvini, tronfio della sua recente puntata in U.S.A., ha minacciato il suo omologo vice premier: “prima si fa la flat tax, dopo il salario minimo” che tradotto dal salvinese suona più o meno così: prima vediamo se abbozzi sulla flat tax erga omnes che ho in mente io poi si vede…

Ma qual è il denominatore comune che in Italia coalizza tutta questa bella gente nell’osteggiare una norma che dovrebbe essere l’A B C di ogni Paese democratico rispettoso dell’equita’ sociale e della dignità dei suoi lavoratori? La risposta è intuitiva: la difesa ad oltranza del datore di lavoro, anche quando questo ha stretto con i suoi lavoratori un “patto leonino” dove a guadagnare è solo lui; anche quando ai suoi lavoratori lascia solo l’umiliazione di una misera sopravvivenza.

Primo: garantire gli utili alla proprietà, dal padroncino fino alla multinazionale mordi e fuggi, che deve assicurare i dividendi ai suoi azionisti nel rispetto della regola aurea della remunerazione del dio “Capitale” già, il capitale…. Dei lavoratori poco ci cale a costoro (sindacati inclusi che ai datori di lavoro ormai da decenni fanno da notai) anzi, da quando il cambio fisso euro imposto ha inibito svalutazioni competitive del cambio, non è restato che svalutare i salari a questi signori del capitale, che se poi milioni di lavoratori facevano sempre più fatica ad arrivare a fine mese non è mai stato problema loro, almeno non dei precedenti Governi, né dei Sindacati, sempre più supini e conniventi.

Non meravigliamoci quindi se oggi contro Luigi Di Maio s’è mossa tutta l’artiglieria pesante, lui è uno che sta rompendo le uova nel paniere al sistema “turbocapitalista imperante” (per dirla alla Fusaro), anzi, diciamolo, è un gran rompicoglioni.

L’Italia è un Paese dove, ci dice l’ISTAT, i “working poors” (lavoratori poveri), sono ben 17 milioni di persone (!), un Paese che ha i livelli salariali fra i più bassi d’Europa, dove in alcune aree si contrattualizzano stipendi pari a meno di 520 euro mensili (circa 3.25 euro l’ ora) per 40 ore settimanali.

In Italia si è strutturato e legittimato un sistema che va nella direzione opposta a quello che è il dettato della nostra Carta Costituzionale dove, all’art. 36, afferma che “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

E non aspettatevi che prima o poi qualcuno interpelli la Consulta impugnando contratti di lavoro iniqui, quella se mai la interpelleranno a breve i signori del pensiero unico, con un ricorso avverso l’incostituzionalità dello strumento dei “trojan”.

Quelli si che violano diritti, i loro di svolgere impuniti le loro losche trame di potere.

Fonte: Roberta Labonia

Un commento

  1. ERA STATO DETTO CHE SI AVEVA TUTTI CONTRO, INDIPENDENTEMENTE DAL DISCORSO….QUINDI AVANTI SEMPRE….PERCHE’ SONO I MENO PEGGIO E SPESSO SONO I MIGLIORI.

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