Quel che resta di Forza Italia è spaccato in due: Salvini o Carfagna? Il tormento di Berlusconi.

(Federico Roberti – linkiesta.it) – Per comprendere il fantastico mondo berlusconiano, la nuova geografia nei giorni del passo in avanti di Mara Carfagna che ha scatenato le ire di mezzo partito, occorre affidarsi alle parole di un ex collaboratore storico del Cavaliere che per ragioni di opportunità preferisce non svelare il nome. «Ora – mormora – siamo a Villa San Martino contro Villa Maria, il futuro di Forza Italia passa tutto dallo scontro fra gli inquilini delle rispettive case». Si tratta delle due residenze nelle quali Silvio Berlusconi risiede a giorni alterni. Nella prima, Villa San Martino, la residenza arcoriana, siedono al tavolo Gianni Letta, Fedele Confalonieri, e il cosiddetto cerchio magico che ingloba al suo interno la senatrice Licia Ronzulli, l’avvocato Niccolò Ghedini, il vicepresidente di Fi Antonio Tajani e i fedelissimi Sestino GiacomoniGiorgio Mulè Valentino Valentini. E va da sé, i figli Marina e Piersilvio, che succede assai spesso prendono parte alle riunioni cruciali sulle sorti del partito. È questo infatti quello che in gergo è stato ribattezzato il partito “Azienda e Famiglia”.

È vero, Forza Italia ha perso appeal, nell’ultimo lustro ha lasciato per strada circa venti punti percentuali cannibalizzato com’è dalla nuova Lega di Salvini e dalla pasionaria di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Tutto ciò lo sanno ad Arcore e non a caso Confalonieri, Ghedini e Ronzulli sostengono che si debba fare i conti con il leader del Carroccio. Ecco perché quando si incontrano per una colazione di lavoro, solitamente l’appuntamento è fissato al lunedì, il presidente Mediaset, da uomo azienda qual è, ribadisce la sua linea filogovernativa al punto da avere auspicato in più occasioni l’ingresso nell’esecutivo gialloverde. O se la cosa rappresenta uno scenario da fantapolitica, Confalonieri osserva che gli azzurri dovrebbero comunque stipulare un patto di non belligeranza con Salvini. Poi certo, all’interno della casa c’è anche chi, come Letta, predica una strategia antileghista e un ritorno al fu Nazareno sulla scorta delle precedenti esperienze con il Pd di Renzi.

In questo contesto chi frequenta il salotto di Arcore ragiona su chi potrà raccogliere l’eredità politica del Cavaliere. Un tema che non ha mai appassionato l’inner circle di Berlusconi perché, è il commento, «la sua è una leadership u-n-i-c-a». Fra i commensali di villa San Martino qualcuno sussurra che «certamente non sarà Mara, perché se lui l’avesse voluta incoronare l’avrebbe fatto tempo fa». Qui ci si basa più sulla massima dello storico braccio destro del tycoon, quel Marcello Dell’Utri che una volta si lasciò andare così: «Dopo di Lui non ci sarà più niente». Di certo, da giorni preoccupa lo stato di salute dell’ex premier. Filtra infatti un bollettino medico che lo descrive «dolorante e affaticato». «Come potrà fare la campagna elettorale?», si domandano. Non a caso nelle ultime ore sarebbe sparito dai radar affidandosi alla diffusione di una serie di note sui temi del giorno. Ed è per questo motivo se la figlia di Marina, lo ha confessato in un’intervista al Corriere della Sera, gli avrebbe sconsigliato l’ennesima discesa in campo. Ma Silvio, raccontano, «è fatto così: si sente responsabile di cosa sta succedendo nel Paese. È un uomo delle istituzioni…».

Dall’altra parte del campo c’è Villa Maria, la residenza della fidanzata di Berlusconi, Francesca Pascale. Raccontano che Silvio si ferma a sere alterne in quella proprietà acquistata dalla famiglia Giambelli che ormai è diventata il simbolo della resistenza antisalviniana. Adora stare lì il già presidente del Consiglio perché, confida, si rilassa e stacca la spina dalla quotidianità. E lì c’è sempre Maria Rosaria Rossi, senatrice azzurra, un tempo soprannominata la «badante del Cavaliere», e oggi tornata ad animare il cerchio magico di Francesca. È lei che seleziona gli inviti. A villa Maria arrivano parlamentari a fiumi, tutti rigorosamente scelti dalla Rossi, e tutti che lamentano l’atteggiamento spocchioso del ministro dell’Interno. E bisogna pur dirlo che nella residenza della Pascale non sprizzano di gioia se la Carfagna sarà incoronata dal Cavaliere. Anche lì qualcuno avrebbe storto il naso quando Mara si è offerta come candidata alle Europee. «Poteva pensarci prima», è stata la reazione. Eppure all’indomani delle elezioni europee qualcosa succederà. Per dirla con Paolo Romani, «i nomi verranno dopo, non si inventano in un giorno». Forse alla fine Silvio quel nome lo pronuncerà. E, come è successo in passato, non ascolterà nessuno e farà di testa sua. E se sarà così incoronerà la sua preferita: Mara Carfagna.

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