Prof. Becchi: “Gli italiani perdono il lavoro e questi infami discutono della tassa sulla plastica”

L’addio di Arcelor Mittal all’ex Ilva di Taranto arriva come un fulmine a ciel sereno su un Movimento 5 Stelle allo sbando. In molti puntano già il dito contro Luigi Di Maio, ex ministro dello Sviluppo, e del suo successore (grillino) Stefano Patuanelli, entrambi avevano infatti promesso ai tarantini la chiusura dello stabilimento dichiarando guerra all’acciaieria.

A decretare la fine dei pentastellati dopo la figuraccia-Ilva è Paolo Becchi: “Oltre diecimila posti di lavoro a rischio a Taranto per scelte politiche demenziali – cinguetta alquanto alterato – e questi infami discutono sulla tassa da introdurre sulla plastica. Quanto può ancora durare lo sfascio del Paese, cosa deve ancora sopportare il popolo italiano?”. (liberoquotidiano.it)

Un commento

  1. Ho inviato la seguente lettera al MV e a Il Piccolo e altri destinatari.
    .
    Energia
    Trema l’acciaio

    Ora tenterò di spiegare perché non ci dobbiamo preoccupare.
    In italia si è fatto di tutto per rendere non necessaria l’energia termoelettronucleare.
    Mi spiego.
    Fra poco chiuderanno la maggior parte delle acciaierie perché sono da lasciare al terzo e al quarto mondo, dove possono inquinare a volontà con l’energia elettrica prodotta col carbone e altri derivati fossili, e non osservare le buone norme sulla sicurezza e delle minime protezioni sociali.
    Come accadde per le lavorazioni del cotone che negli anni ’80 provocarono la completa chiusura delle sue manifatture di massa e diedero l’inizio all’era della deindustrializzazione nel nostro Paese.
    Qualcuno dirà: Dove andranno allora a lavorare le persone per guadagnarsi la pagnotta?
    Non lo so proprio; questa domanda non se la pongono i politici votati per amministrare il Paese; e allora perché dovrebbe porsela il lettore di questa nota!
    D’altronde ci sono i sindacati: dicono di essere “preoccupati”; gli stessi che, in aiuto a forze non tanto occulte, affossarono l’Italia col referendum del 1987.
    Inutile la proposta dell’assessore regionale alla difesa dell’ambiente, all’energia e sviluppo sostenibile, della lega, ovvero di partecipare alla costruzione di un reattore a Krško in Slovenia.
    Lasciate che lavori la Romania, la Slovacchia, la Cechia, la Polonia ecc. ecc. nonché tutte le acciaierie e i laminatoi venduti nel Mondo dall’azienda di Buttrio che non conoscerà crisi; la crisi al massimo interesserà in loco Cargnacco e Osoppo.
    A noi tutti è assegnata la parte degli spettatori dl fine impero.
    Voglio chiudere questa segnalazione con una flebile nota di ottimismo: il reddito di cittadinanza.

    Renzo Riva
    CIRN F-VG

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