Paolo Becchi: ‘Non esistono più temi forti nell’agenda economica della Lega’

Paolo Becchi, scrittore e filosofo

(Libero Quotidiano) – Sono tutti bravi a spiegare il successo o la sconfitta il giorno dopo. Molto più difficile è capire in anticipo l’inizio del declino il giorno prima. Sia chiaro, Matteo Salvini “vendemmierà” alle prossime elezioni europee, raccogliendo per inerzia ancora i frutti degli sforzi del passato. Otterrà un buon risultato anche senza avere un programma, potrebbe essere anche un risultato migliore se alzasse il tiro tenendo presente che i programmi dei grandi partiti per l’Europa sono tutti ugualmente privi di idee, di slancio. Vedremo, i giorni passano e la Lega al momento è l’unico partito a non avere un programma per le Europee. Salvini però è ancora in tempo e potrebbe sorprendere tutti, chissà.

Ma non è di questo che vi voglio oggi parlare. Mettiamola così. La brutta notizia è che il seme del declino sta iniziando a fiorire. La bella notizia è che Matteo è ancora in tempo a toglierlo. Ma andiamo con ordine: prima della terapia serve la diagnosi. Ed i mali della Lega sono tre. Che tutti vedranno non appena l’avanzata dei consensi terminerà. E allora saranno cazzi amari. Tre sono i punti su cui intendo qui soffermarmi.

Matteo è un fuoriclasse nel dominare la scena politica e nel dettare l’agenda agli avversari. Dalla Nutella al mitra, riesce con un post suo o del suo spin doctor a spostare l’attenzione di tutto il circo mediatico (in realtà più circo che mediatico) sui temi che lui decide siano trattati. Con crudele astuzia riesce ad incassare tutti gli attacchi degli avversari facendo emergere il loro livore. Con destrezza di un surfer trova sempre l’onda lunga cavalcandola con grande spregiudicatezza e bravura. Arrivano notizie dello stupro da parte di due militanti di CasaPound, ed ecco che subito si rispolvera la castrazione chimica. È la civiltà del diritto 2.0. Gli islamici tagliano le mani a chi ruba, noi l’uccello a chi violenta. Ovviamente è una metafora. Si tratta solo di un farmaco “salvafica”. Insomma, il Capitano riesce a navigare nel mare in tempesta evitando le onde più pericolose. Nell’immediato questa scelta paga ma si tratta solo di tattica e non di strategia.

Un politico che voglia essere un leader, e Salvini ha tutte le qualità per esserlo, dovrebbe avere una visione del Paese e del suo futuro. E non farsi dettare l’agenda dalla cronaca di ogni giorno. Al momento ci sono meno sbarchi – ed il merito è indubbiamente di Salvini – e allora tutta l’attenzione si sposta sulla sicurezza interna. La difesa è sempre legittima e ora ci vuole la castrazione chimica.

L’AGENDA ECONOMICA SPARITA

Ma cosa cambia tutto questo nella vita dei milioni di cittadini italiani che non intendono rubare e neppure stuprare? Gli italiani vogliono scuole che funzionino, treni che funzionino – non solo Roma-Milano e ritorno e tutto il resto a puttane –, una sanità pubblica efficiente tanto al Nord quanto al Sud, meno tasse, un lavoro dignitoso, e al Nord due grandi regioni con voto popolare vogliono maggiore autonomia e ne hanno il diritto. Questa è la lista della spesa e certo al primo posto non c’è la castrazione chimica, ma semmai le tasse sulla benzina che restano le più alte d’ Europa. E qui si arriva al secondo problema.

Non esistono più temi forti nell’agenda economica della Lega. Il tema della moneta è stato completamente seppellito come sembrano emarginate le due punte di diamante – Borghi e Bagnai – confinate in ruoli di grande prestigio, ma che al momento non hanno brillato per proposte innovative. I minibot potevano essere una vera dirompente soluzione capace di dare al nostro Paese la flessibilità operativa e monetaria necessaria per far ripartire l’economia nel rispetto dei trattati, ma sembrano finiti in soffitta. Per sentire parlare di abrogazione del pareggio di bilancio bisogna ascoltare il video di un Borghi assonnato uscito dal Consiglio comunale di Como che scarica la colpa al riguardo sul M5S, quando il tema è nel contratto e dunque potrebbe, anzi dovrebbe essere sollevato senza paura.

Di nuovo la tattica che prende il sopravvento sulla strategia. La paura dello spread che costringe a giocare in difesa. Ma a forza di fare il catenaccio si finisce che si commettono errori e si prende il goal. E quei validi dirigenti che da sempre hanno costituito l’ossatura della Lega – da Giorgetti a Garavaglia passando per Calderoli – devono lavorare nelle retrovie senza contribuire al rilancio e all’offensiva. E qui si arriva al terzo problema.

LE DIFFERENZE CON BOSSI

I tre nomi appena fatti – Giorgetti, Garavaglia, Calderoli – non li ho fatti a caso. Sono politici nati e cresciuti con Bossi che difetti ne aveva tanti (chi non ne ha) ma ha dimostrato di avere una idea, una visione (il federalismo) e di saper fare crescere una straordinaria classe dirigente non solo di amministratori locali. Frutto di battaglie e di pazienza sul territorio. Matteo invece – a mio avviso – non si è ancora lasciato conquistare da una idea, da una visione, sta personalizzando troppo il partito e non sembra presidiare il processo di ricambio a livello locale con l’attenzione che dovrebbe. Lascia campo libero a commissari che a loro volta sostituiscono altri commissari e che alla fine lasciano la guida ai “boss” locali. Si bloccano nuovi ingressi e fioccano le espulsioni. Non sempre motivate. Dalla Calabria alla Sardegna passando per la Toscana si rifiutano candidature eccellenti per non disturbare, ad esempio, quel sindaco che vuole andare in Europa lasciando la sua comunità con l’obiettivo in realtà di guidare presto la regione, lasciando appena possibile il posto appena conquistato in Europa. Si conquista la Sardegna, ma dopo due mesi non c’è ancora una giunta… e dire che Salvini aveva promesso di farla «in un quarto d’ora, senza beghe e senza litigi». Un vero peccato: i dirigenti sono i muscoli del partito e bisogna constatare che quello che Bossi è riuscito a fare al Nord, Salvini non è riuscito a farlo nel resto d’Italia e la personalizzazione a cui sta sottoponendo il partito non lo aiuta in questa impresa.

Certo, ora ci sono le elezioni europee e speriamo che Salvini nei prossimi giorni riempia il “buon senso” di contenuti, ma dovrebbe già guardare al dopo. Incassare un buon risultato in Europa per cercare di prendere in Italia le redini dell’economia prima che sia troppo tardi, aprendo le porte al partito a nuove energie.

Rispondi