Migranti, l’Ue vuole un altro miliardo di euro dall’Italia per finanziare le Ong

L’Unione Europea ha un bilancio superiore ai 160 miliardi di euro, finanziato per quasi il 10% dai contributi italiani. L’Italia è uno dei pochi Paesi contributori netti: ovvero di quelli che versano alla Ue più di quello che poi ricevono. Dopo la Brexit, verranno a mancare dai 10 ai 13 miliardi di fondi versati dal governo di Londra.

L’ammanco – già denominato Brexit gap verrà coperto, pro-quota, da tutti coloro che rimangono all’interno del consesso comunitario. Fra essi figura ovviamente anche l’Italia, che rischia di trovarsi costretta a versare da novecento milioni ad un miliardo in più ogni anno.

Il conto peggiorerà così il saldo che ci vede da decenni versare molto più di quanto riceviamo. L’Italia è infatti un contributore netto dell’Ue e, dopo la Brexit, scalzeremo la Gran Bretagna dal terzo gradino del podio della poco invidiabile classifica che vede la Germania al primo e la Francia al secondo posto.

Nel 2017, ultimo anno per il quale il parlamento europeo mette a disposizione le statistiche, abbiamo contribuito per più di 12 miliardi, ricevendone indietro meno di 9,8 per un saldo in negativo di quasi 2,3 miliardi. Dal 2000 ad oggi il dare/avere con l’Ue parla di un salasso ai nostri danni che supera agevolmente la modica cifra di 70 miliardi. Va detto che la posizione netta è in sensibile miglioramento nel corso degli ultimi anni (eravamo a -6,6 miliardi nel 2011) ma rimane pur sempre in territorio negativo.

La Ue funziona così: prende i soldi dai contribuenti italiani e li dà ai contribuenti di altri Paesi. E alle Ong che lavorano per la nostra destrutturazione nazionale.

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