La «profezia» di Gianni Baget Bozzo sul razzismo a rovescio dei progressisti

(Il Giornale) – La politica dell’immigrazione in Italia non è mai esistita. E’ esistita una morale dell’immigrazione, comune alla sinistra e alla Caritas, che consisteva nel più assoluto liberalismo: lasciate entrare, lasciate fare. La legge Martelli nacque dalla condizione drammatica dei lavoratori stagionali, tra la Campania e la Capitanata, e si poté muovere con l’ausilio interessato dei sindacati, solo nelle maglie di quella morale del territorio aperto, cominciando a introdurvi il principio della politica, cioè il principio del limite all’immigrazione. Martelli è stato un buon ministro della Giustizia e ha fatto il possibile. Ma il possibile della legge Martelli è molto al di sotto del necessario. Dietro la morale della porta aperta all’immigrato sta l’estraniazione alla nazione di larghi settori del mondo cattolico progressista e della sinistra di origine extraparlamentare (il Pci aveva il senso dello Stato e della nazione). Per essi l’Italia non è una nazione ma un territorio umano, in cui il vero soggetto della politica è l'<altro>: e quindi l’immigrato. Caduto il proletariato marxiano, che si rivelò in molte occasioni solidamente nazionale, il maghrebino, la nigeriana, persino i viados divengono il soggetto del cambiamento, l'<altro> che mette in luce il carattere classista della società occidentale e costituiva da solo, la base materiale per cui i cattoprogressisti potevano desiderare <un’altra società>, riducendo il livello della rivoluzione universale ai limiti, più modesti, dell’assistenza universale. La cultura sessantottina ha degradato in lunghe falde sia nel mondo della Chiesa che in quello del Pci: e oggi ci confrontiamo con questo impasto pseudo-rivoluzionario che giustifica la sua alterità ideale dall’Occidente, dal capitalismo, dal cattolicesimo ordinario con il mito dell’immigrato. Risultato: abbiamo costruito delle isole di degrado, di disperazione, di violenza, abbiamo creato dei ghetti per <alieni>, li abbiamo condannati al commercio abusivo, allo spaccio di droga, alla prostituzione. Come motto dei nostri <progressisti> si potrebbe porre la famosa frase di Pascal: <Chi vuol far l’angelo, fa la bestia>. O meglio: fa le bestie: basta inoltrarsi nei ghetti degli alieni per incontrare una umanità degradata, che vive il Paese che la ospita come un Paese che la emargina e quindi si trova con esso in stato potenziale di violenza, di guerra. Ci mancava da tempo il proletariato rivoluzionario. I <progressisti> hanno creato <l’alieno>, l’uomo e la donna cosa, che non vende il suo lavoro, la sua forza lavoro, ma il suo corpo, la sua potenziale criminalità. Ma è nobile gridare ai diritti dell'<alieno>, che non ne ha nessuno, eppure ha il potere della sua stessa massiccia presenza? Può un sociologo progressista come Luigi Manconi non proclamare dalle colonne del Corriere della Sera il suo sdegno per l’infamia del governo Dini, che riprende una proposta di Alleanza nazionale? Vada il sociologo a vivere un mese la vita da <alieno> come Sofri ha fatto per la vita del cittadino di Sarajevo. Lo sdegno ha per corrispettivo gli onori di una foto sul Corriere. Ma sulla medesima pagina, un parroco di Torino dichiara: <La gente non ce la fa più a sopportare la delinquenza, lo spaccio, l’arroganza degli extracomunitari, con le tasche piene di denaro sporco>. Sono così questi uomini? No, nei loro Paesi, nella loro vita privata, nei loro sentimenti, sono fior di galantuomini, che non si permettono di pensare quello che qui tranquillamente fanno. Non è questa, per un buon musulmano, la terra del conflitto, come è sempre stata per l’Islam? Essi hanno indossato qui la divisa dell'<alieno> che postcattolici e postcomunisti gli hanno costruito addosso. L'<alieno> è la livrea con cui essi cercano il loro proletariato, il loro <diverso>, il loro motivo per sentirsi nello spirito <altro> dalla società di cui condividono il benessere. La povera (non sempre) <alienità> dall'<alieno> è il prezzo mediante il quale i <progressisti> possono unificare, a prezzo di un’ipocrisia che fa sembrare apprendisti i farisei del Vangelo, il loro avere coscienza rivoluzionaria ed essere realtà capitalista e poter unificare il loro cuore e la loro esistenza. Marxianamente: il loro <oppio dei popoli>. Ma la contraddizione reale la patiscono gli <alieni> e i cittadini comuni. E poi verrà il giorno in cui la violenza scatterà, verrà il <ricorso alle spranghe> che teme il questore di Torino, sempre sul Corriere della Sera. E allora sarà dato gridare: <Il razzismo è tornato tra noi, l’italiano è razzista e non lo sa>. Quale esaltazione per i <progressisti> per sentirsi liberi dal razzismo segreto, che essi da tempo hanno scoperto nella loro psicoanalisi collettiva del nostro popolo! E’ bastato un cenno del Pds perché il governo Dini facesse uno dei <passi indietro> specialmente raccomandati dal presidente della Repubblica, che li fa tutti avanti… Ma è un passo indietro dal sentimento nazionale, dalla comprensione del diritto di cittadinanza: un passo indietro dall’Europa. Così diventeremo il Paese da discriminarsi perché divenuto un territorio aperto a tutti coloro che vogliono venirvi: una terra di tutti e di nessuno, al posto di una nazione.

Don Gianni Baget Bozzo (1925-2009)

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