In un paese dell’Irpinia il M5S mette in lista una fedele dell’Islam, come i dem a Milano. Bufera sui social

(Il Giornale) – Si descrive come una «persona forte» e assicura che tutte queste discussioni «non cambiano niente della mia personalità».

Si candida con il Movimento 5 stelle a Montoro, cittadina irpina in cui i grillini, solo un anno fa – alle Politiche – stati capace di superare il 50%. La capolista Silvia Romano, l’ha presentata ovviamente con parole lusinghiere. «Laureanda in Matematica. Iscritta all’Università a soli 17 anni, conosce perfettamente quattro lingue straniere. Nonostante la giovane età, vuole abbracciare la politica attiva». I colleghi candidati la riempiono di attenzioni e complimenti. Anche i grillini, dunque, potrebbero avere la loro prima consigliera musulmana velata, arrivando anche in questo dopo il Pd, che nel 2016 ha eletto a Milano Sumaya Abdel Qader, già responsabile cultura del discusso Caim (il coordinamento dei centri islamici di Milano) e aderente alla Federazione europea delle organizzazioni islamiche. Con lei, il Pd ha portato in Comune una valanga di critiche, a partire da quelle dell’allora rivale «laica» della Abdel Qader, la sufi Maryan Ismail, che scrivendo direttamente Matteo Renzi imputò al Pd, suo partito di allora, di aver scelto la parte «più oscurantista dell’islam».

Lontana, geograficamente e non solo, la storia di Assiya. Ma anche il suo hijab ormai è un caso, a Montoro e non solo. L’annuncio della sua candidatura, nel profilo della aspirante sindaco, è cento volte più commentato degli altri. Alcuni insulti, molti commenti apertamente ostili, altri favorevoli. Il più spiritoso e apprezzato ce l’ha col partito, più che con lei. «Così intelligente e poi si mostra in foto col simbolo dell’arretratezza culturale e dell’intolleranza. E non mi riferisco al velo». Si riferisce ovviamente al simbolo dei 5 Stelle, la battuta è un piccolo capolavoro ma Assiya non capisce e replica, in un italiano un po’ incerto o forse solo frettoloso: «Prima cosa parlo quattro lingue più un diploma di superiore di fisica e sono laureata», «tutto quello – aggiunge – vole dire che il velo è un simbolo dell’arretratezza culturale e dell’intolleranza. Ricordati che tutti i foto di Maria con il velo…».

La questione è piuttosto seria, comunque. Qualcuno ha da ridire anche dal punto di vista dei migranti, o del mondo islamico, che aveva fatto parecchio affidamento sui grillini, prima di restarne deluso. «Da musulmano – scrive – ci sono rimasto di stucco a vederla candidata per i 5 stelle. Il partito che ha votato il decreto sicurezza e ha escluso gli stranieri dal reddito di cittadinanza, anche se noi stranieri non ne abbiamo bisogno, siamo dei seri lavoratori».

Al contrario ci sono quelli che pongono la questione dell’islam politico, che ovviamente va molto oltre la giovanissima Assiya. Su questo aspetto il Movimento 5 Stelle non pare il più attrezzato a discernere. Per tutti valga il caso del 10 aprile, quando il capogruppo in commissione Esteri Gianluca Ferrara, ha incontrato a Palazzo Madama una delegazione filopalestinese di cui faceva parte il controverso «imam» Riyad Al Bustanji.

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