Governo Pd-M5s appeso ad un filo: il voto in Umbria terrorizza Conte

Non stupisce che Conte abbia tentato di derubricare il voto in Umbria a pratica di rango inferiore («il numero degli elettori è lo stesso della provincia di Lecce», ha infatti dichiarato). Tuttavia, che gli piaccia o meno, l’appuntamento elettorale di domani è un test di rilievo nazionale. Ed è stato paradossalmente il governo a conferirglielo con l’ormai famosa foto di Narni che immortala, l’uno accanto all’altro, ZingarettiDi MaioSperanza e lo stesso Conte (detto anche Giuseppi, ndr). Che ci stanno a fare tutti insieme lì se non per difendere il bastione rosso dell’Umbria?

Test nazionale, dunque. Certo non al punto da far esalare al Conte-bis il suo ultimo respiro in caso (probabile) di vittoria dello schieramento di centrodestra. Magari. Ma sicuramente ne certificherebbe l’abusivismo politico. Nessuna democrazia reggerebbe infatti un esecutivo che si rivelasse impopolare nelle urne dopo appena due mesi di vita, soprattutto in una terra come l’Umbria che da mezzo secolo è rossa come metà del suddetto governo. Dovesse accadere, sarebbe la conferma che l’attuale esecutivo è nato contro la volontà della maggioranza dei cittadini. Del resto, basta leggere l’intervista di Dario Franceschini rilasciata a La Stampa per capire che il voto di domani racchiude un valore tutt’altro che simbolico: «Questa in Umbria – ha sottolineato l’esponente dem – è la prima tappa di un percorso che deve durare nel tempo». Tradotto: è un laboratorio politico in cui misurare la vitalità dell’alleanza giallo-rossa e quindi del governo.

Insomma, da qualunque parte lo si inquadri, il voto umbro ha una valenza che va ben al di là del numero dei votanti, della dimensione della regione e dello stesso candidato a governatore. È il primo terreno in cui si misura il bipolarismo risorto dopo la parentesi terza-forzista del M5S. I grillini si sono ora accasati nel centrosinistra rinnegando la loro stessa ragion d’essere. Dovessero ricevere una batosta di quelle memorabili, la foto che ancora li vede prima forza in Parlamento ingiallirebbe sferrando un colpo letale alla legittimazione politica delle due Camere. E allora sì che l’Umbria diventerebbe la bara in cui raccogliere e sistemare i putrefatti resti del Conte-bis. (Il Secolo d’Italia)

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