Europee: il 26 maggio è vicino e il cambiamento fa paura

Il 26 maggio si voterà per il rinnovamento dei rappresentanti del Parlamento Europeo

Più chiari di così. Non è solo il Governo del Cambiamento a fare paura, è soprattutto il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, ad agitare gli animi di quanti in Italia e in Europa non sanno o non possono dare risposte alle richieste di milioni di cittadini italiani, e non solo, esausti da più di un decennio di crisi e di politiche economiche e sociali completamente sbagliate, mirate al pareggio dei conti pubblici e a compiacere “i mercati”.

Fioccano da più di una settimana a questa parte le inchieste in Italia su amministratori locali lombarde, peraltro le più efficienti, in particolare della Lega e anche su rappresentanti di Forza Italia. Si cercano pretesti per arrestare la corsa inesorabile di Matteo Salvini e del suo partito, partito dato sempre in testa, insieme a quello di Marine Le Pen in Francia e di Nigel Farage nel Regno Unito, nei sondaggi sulle intenzioni di voto per le Europee 2019 che si celebreranno tra il 23 e il 26 maggio.

Dalla Flat Tax all’utilizzo degli aerei di Stato da parte del ministro dell’interno, il quale, pur avendo spiegato che nessuno viaggio è stato fatto esclusivamente a scopo elettorale, si trova a dover giustificare anche la sua attività di ministro.

Come se l’allora presidente del Consiglio, Matteo Renzi, avesse fatto la fallimentare campagna per il referendum costituzionale fermo immobile a Palazzo Chigi. Non manca nessuno nel fuoco di fila. Il malessere serpeggia in Vaticano, secondo Il Fatto Quotidiano, e in Papa Francesco «ben oltre il rifiuto, ormai ripetuto e ostentato, di ricevere Salvini in udienza privata», richiesta poi smentita tramite agenzie di stampa dallo stesso Salvini.

Ma, ciliegina sulla torta, non mancano gli europei, dopo Salvini che si è permesso di lanciare la sfida «pronti a superare il 3 per cento del rapporto deficit/PIL», si è scatenato il finimondo. Angela Merkel in un’intervista su Repubblica ha ammonito: «Il Ppe non può aprirsi al partito del signor Salvini». Dopo di lei, Annegret Kramp-Karrenbauer, nella sua prima intervista italiana (allo stesso quotidiano) dice di peggio: «Gli sviluppi in Italia ci costringono e costringono la Germania ad essere molto vigili». Non poteva mancare il solito Pierre Moscovici: «Non vorrei dare al signor Salvini il piacere di rispondergli». La paura fa “26 maggio”.

Fonte: La Meta Serale

Rispondi