Censura sui social e bavaglio alla libera stampa: ecco la sardina “antifascista”

Allucinanti le proposte lette dal palco di San Giovanni dal leader sardine Mattia Santori. Molto applaudito e coccolato dalla piazza romana, ma il decalogo che ha letto suscita interrogativi inquietanti. Così il Secolo d’Italia in prima pagina.

Ecco ciò che ha detto Santori leggendo la piattaforma del movimento: “Pretendiamo che chi è eletto vada nelle sedi istituzionali a fare politica invece di fare campagna elettorale permanentemente. Che chiunque ricopre la carica di ministro comunichi solo sui canali istituzionali. Pretendiamo trasparenza nell’uso che la politica fa dei social. Che il mondo dell’informazione si avvicini alla verità e traduca questo sforzo in messaggi fedeli ai fatti. Che la violenza venga esclusa dai toni della politica in ogni sua forma, che la violenza verbale venga equiparata alla violenza fisica. Chiediamo di abrogare il decreto sicurezza”.

Una piattaforma che lascia perplessi, accolta dal grido “libertà, libertà”. Libertà sarebbe limitare l’uso dei social? Oppure controllare la stampa? O ancora trattare giuridicamente alla stessa stregua una violenza fisica e un’ingiuria? O impedire che Salvini si faccia selfie e li posti sui suoi profili social? Ancora più inquietante il fatto che il capo del Pd Zingaretti abbia definito “belle” le proposte lanciate dalla piazza di Roma. L’indignazione del vignettista Alfio Krancic:

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