Bennardo Raimondi: ‘Con soli 40 euro di reddito di cittadinanza, che lavoro potrei fare? Vergogna’

(Antimafia 2000) – 40 euro al mese. E’ questa la somma prevista tramite l’accesso al reddito di cittadinanza nei confronti dell’artigiano Bennardo Mario Raimondi vittima di usura che da anni vive di carità ed elemosina, dopo essere stato costretto, nel 2003, dopo aver denunciato i suoi aguzzini, a chiudere il suo negozio, lascito solo dalle stesse istituzioni. Da allora Raimondi sopravvive grazie alla pensione di suo padre da cui dipende l’intero nucleo familiare di sei persone. E’ per questo che l’artigiano ha fatto richiesta per il reddito di cittadinanza.

Qualche giorno fa, nel momento della ricezione della carta del reddito di cittadinanza, ha scoperto che la somma a lui destinata era di soli 40 euro. “Vergogna soltanto vergogna – ha denunciato in una nota l’artigiano – Prometto che non ho nessun bene immobiliare soltanto un auto di quasi 20 anni. Nessuno ha reddito se non quello di mio padre e di ciò che riesco a fare con la mia grande passione per l’argilla”. E poi ha lanciato un appello: “Mi rivolgo a chi oggi ha voce, divulgate. Una vittima di mafia non può morire per colpa dello Stato. – ha detto – Inoltre, se il reddito di cittadinanza è collegato al lavoro con 40 euro al mese che lavoro potrei fare?”.


Quello del reddito di cittadinanza veniva vista come un’ottima opportunità per l’artigiano, nella speranza di poter trovare un lavoro ed un aiuto economico per ricominciare. Ma anche questa occasione sembra essersi trasformata in un’ennesima delusione. Le istituzioni dovrebbero chiedersi: come mai una persona come Raimondi, nullatenente, ha potuto veder riconosciuto un reddito di soli 40 euro? Sarebbe questa la lotta allo stato di povertà? Sullo sfondo, inoltre, resta l’interrogativo più grande. Come è possibile che da così tanti anni non si sia riusciti a trovare una soluzione per far ripartire una vittima di usura? Tutti quesiti che ad oggi non trovano una risposta.

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